Un puzzle creato da così tante sfaccettature che a volte è difficile stargli dietro: ecco cos’è il nostro mondo. Ci sono tante, tantissime bolle che sarebbe bello conoscere.

Ma al di fuori di tutti i classicismi, gli stereotipi, le idee blindate che ci hanno attanagliato fino ad ora.

Le coppie della comunità LGTBIQ+ devono essere finalmente poste sullo stesso piano di tutto il resto. Non dovrebbe esistere più la differenza di genere ma bensì solo quella personale.

Essere unici in tutto include anche che l’amore non ha una facciata fissa. L’amore può essere liquido, gassoso, solido… e chi può dire che non lo sia?

L'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia (odio verso le persone che fanno parte del gruppo) sono ancora latenti nella nostra società. Ed è su questo che si deve lavorare da tutte le parti.

Ma discriminare cosa significa?

Discriminare significa mettere in atto una disparità di trattamento, nei confronti di certi individui, sulla base di alcune caratteristiche quali l’età, la religione, la razza, le convinzioni personali, la disabilità, l’orientamento sessuale, l’origine sociale, il sesso o l’identità di genere. In realtà, ogni forma di discriminazione è illegale nel nostro ordinamento giudiziario ed in quello europeo.

La discriminazione può venire attuata in quasi ogni ambito della vita di una persona, che può vedersi negare o limitare l’accesso ai servizi, al lavoro, all’istruzione, alla sanità ecc.

Qual’è il significato di omolesbobitransfobia?

L’omofobia, la bifonia e la transfobia non sono solo parole da usare nel momento in cui uno vuole fare il colto. Sono parole che hanno un senso ben preciso e non consistono solo nella violenza fisica, bensì anche nelle azioni e nei comportamenti che discriminano le persone che sostanzialmente, non la pensano come te.

Isolare, perseguitare con insulti o con pressioni psicologiche, esclude e deridere, sono tutte fasi che rientrano in questo pensiero malato. Non riconoscere i diritti delle persone omosessuali, dei transgender e di colore che hanno una visuale dell’amore diversa dagli altri, rientrano nell’omofobia, nella bifobia e nella transfobia.

Il loro alter ego è il sessissmo: un devastante pregiudizio che lega le persone al loro sesso piuttosto che alle caratteristiche individuali.

La misoginia invece è odio nei confronti delle donne. Esistono troppi termini per definire tutta quella valanga di odio che si insinua in questa civilità. Perché non riprende solo gli appartenenti al gruppo LGBTI, ma a tutti quelli che hanno un comportante diverso da una normalità, che nessuno ha mai realmente spigato in cosa consistere.

Ma quali sono i significati di tutti questi  termini che contengono sostanzialmente il termine odio?

Omofobia

Termine coniato dallo psicologo George Weinberg, è stato usato per definire la paura irrazionale, l’intolleranza e l’odio focalizzato nei confronti delle persone omosessuali da parte della società etero sessista. Il termine utilizza il suffisso “fobia” insieme al prefisso “omo” che qui diventa abbreviazione di “omosessuale”. Quindi paura degli omosessuali sì, ma con pregiudizio.

Lesbofobia

Una forma di discriminazione, paura e odio nei confronti delle persone lesbiche.

Bifobia

Forma di discriminazione, paura e odio nei confronti delle persone bisessuali.

Transfobia

Transfobia forma discriminazione, paura e odio nei confronti delle persone trans.

L’importanza di ascoltare esperienze LGBTIQ+

Accrescere la possibilità di “coming out” in ogni luogo, dal lavoro alla scuola, dovrebbe essere la prima cosa da fare. Vivere in trasparenza e serenamente la propria idea, senza avere paura. Ascoltare attivamente senza giudicare, imparare a sostenere le differenze come plus delle singole persone.

Accrescere il numero di persone LGBT che segnalano e risolvono i problemi di discriminazioni sul posto di lavoro, e nello stesso tempo, l’importanza di mettere nelle mani delle persone, qualche strumento di riconoscimento dei casi di discriminazione, accrescendone la consapevolezza.

Abbattere, soprattutto nelle nostre teste, il ruolo di genere. Che riguarda l’insieme delle caratteristiche che vengono riconosciute in una data società come propri di uomini e donne. E quindi, di seguito, chi si sente padrone di additare qualcun altro in base a queste regole.

In occasione della Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, che si celebra ogni anno il 17 maggio, l’UNAR del Dipartimento per le Pari Opportunità, in collaborazione con il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha lanciato lo scorso anno (ma dovrebbe essere anche in questo) la campagna di comunicazione #DirittoDiessere.

Gli obiettivi sono la promozione della cultura del rispetto e della non discriminazione per prevenire e contrastare ogni forma di odio e violenza nei confronti delle persone LGBTI.

Iniziative come queste, coinvolgendo anche le scuole, dovrebbero essere fatti più volte durante l’anno.

Com’è la situazione in Italia sull’omolesbobitransfobia

La Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia, la Lesbofobia e la Transfobia si celebra ogni 17 maggio dal 2004. Ovviamente è stata proclamata per questione di sensibilizzare e prevenire il problema. I dati della European Union Agenc for Fundamental Rights, evidenzia sicuramente dati preoccupanti.

Dagli ultimi rapporti emerge che il 62% degli intervistati evita di tenersi per mano con il/la propria metà in luoghi pubblici, il 30% evita di andare in alcuni quartieri per paura di essere aggrediti. Il 32 % afferma di essere stato molestato almeno una volta l’anno e solo il 16% ha trovato il coraggio di denunciare.

In Italia i dati diffusi da Gay Help Line fotografano una dimensione difficile. Durante il periodo di Covid le violenze e gli abusi sembrano essere aumentati del 40% nei confronti degli adolescenti. Sulle scuole poi il 34% pensa che l’omosessualità sia sbagliata (è un dato terrificante), il 10% che sia una malattia (siamo ancora a questo punto), mentre il 27% non vuole un gay come compagno di classe.

Il dato emergente dell’ultima indagine demografica fatta nel 2021 a cura dell’ISTAT, è che il campione medio “si sia dichiarato omosessuale o bisessuale, più tra gli uomini, i giovani e nell’Italia Centrale. Altri due milioni circa hanno dichiarato di aver sperimentato nella propria vita l’innamoramento o i rapporti sessuali o l’attrazione sessuale per persone dello stesso sesso.”

Ma non ci sono dati precisi che si inseriscono nelle mille sfumature di un mondo così ampio. Uno dei problemi della ricerca sono le categorie metodologiche: i confini tra autodeterminazione, identità e pratiche sono molto sfumate. E spesso le categorie di analisi non sono soddisfacenti.

Si uniscono così i dati di uomini bisex insieme a quelli di uomini gay o vengono cancellati, tipo le risposte di persone non-binarie perché risultano troppo poche a fini analitici.

Altro punto fondamentale è la mancanza di fondi da investire nelle ricerche, che spesso fa pensare non sia un caso, bensì lo specchio di una diffusa omolesbobitransfobia in ambienti istituzionali. Probabilmente non si è poi così convinti di far emergere dei dati precisi.

Secondo l’OMS la situazione mondiale ha compromesso l’85% dei programmi di accesso alle cure così come i servizi di prevenzione.

Unico dato positivo è che si è sviluppata molto, con un incremento quasi del 50% la telemedicina e le consultazioni online. Nello studio di qualche anno fa “Gli anni che passano del 2017”, a opera del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Arcigay e Arci Pesca, che è stato condotto su un campione di poco più di 3000 persone (2975 questionari validati) composto da 663 persone eterosessuali e 2312 persone LGBT+, uno dei dati che è emerso, è quello che tendono a vivere per di più da sole.

Anche se sono in coppia con relazioni non formalizzate civilmente.

Per i più giovani le famiglie non sono sempre un luogo tollerante e protettivo, così come l’ambiente scolastico e quello sportivo o di lavoro, e spesso si preferisce esporsi con amici e non con i familiari.

Quasi 6 persone over 50 su 10 vivono sole, ma in un contesto di familiarità di condominio. Vivono il Pride, molto meno la vita quotidiana, dove preferiscono defilarsi. E le persone anziane hanno più paura di invecchiare rispetto agli etero.